VAL LIONA (VI)

Storia del comune

Origine del Comune di Val Liona
Già prima della fine degli anni novanta, si era manifestata fra gli amministratori di quella parte del territorio della provincia di Vicenza denominata Val Liona, a sua volta ripartita fra i Comuni di Grancona e San Germano dei Berici, una prima espressione di sensibilità rispetto ad un problema di crescente dimensione, rappresentato dalla sproporzione evidenziatasi fra le funzioni da assolvere e la dotazione di risorse sia umane che finanziarie. 
Da queste considerazioni nasceva la volontà di addivenire, nell’anno 2000, all’Unione Colli Berici Val Liona, al fine di realizzare una più organica e razionale gestione delle risorse umane e finanziarie.
Le amministrazioni di Grancona, San Germano dei Berici e Zovencedo, quindi, costituirono in data 30 settembre 2000, l’Unione Colli Berici Val Liona, ai sensi dell’art. 32 del D.Lgs. n. 267/2000 e il comune di Zovencedo è uscito, poi, dall’Unione Colli Berici a far data dal 1° gennaio 2006.
Dopo quindici anni di Unione le due amministrazioni superstiti hanno ritenuto di essere pronte al passo ulteriore della fusione, con la certezza di creare maggiore efficienza e miglioramento nell’erogazione dei servizi al cittadino, tenendo ben presente che, nella storia stessa della Val Liona da sempre si sono avuti momenti di confluenza tra le due popolazioni che hanno portato alla nascita della Pro Loco della Val Liona, del Coro Val Liona, della Protezione Civile Val Liona, dell’Unità Pastorale Val Liona, del Gruppo Anziani della Val Liona e del Gruppo Amici della Val Liona.
Il percorso che ha portato alla fusione è stato lungo ed è partito da vari incontri con i cittadini e, a fine 2015, dalla sottoposizione alla cittadinanza di un questionario “rivolto a tutti i cittadini dell’Unione per capire come viene vissuta l’Unione Colli Berici Val Liona e sondare come viene percepita la proposta di eventuale fusione tra i comuni di Grancona e San Germano dei Berici dopo quindici anni di esperienza Unionale” che ha dato il seguente risultato:
                           Grancona         San Germano dei B.               non hanno               totale
                                                                                                indicato il comune      territorio
favorevoli        130 (93,5%)                 83(85,6%)                         20 (87%)              233 (90%)
contrari               9(6,5%)                     14(14,4%)                           3(13%)                26 (10%)
Così con deliberazioni n. 3 del Consiglio Comunale di Grancona e n. 2 del Consiglio Comunale di San Germano dei Berici, entrambe del   31.03.2016, ad oggetto “richiesta alla Regione Veneto di variazione delle circoscrizioni comunali per fusione dei comuni di Grancona e San Germano dei Berici e costituzione di un nuovo comune denominato “Val Liona” (L.R. 24.12.1992 n. 25). Approvazione del documento politico-programmatico finalizzato alla richiesta di fusione”, i Comuni di Grancona e San Germano dei Berici, hanno chiesto alla Giunta Regionale del Veneto di farsi promotrice del disegno di legge per la variazione delle circoscrizioni comunali mediante fusione dei Comuni di Grancona e San Germano dei Berici e costituzione del nuovo comune denominato “Val Liona”.
Con provvedimento n. 166 del 30.11.2016, il Consiglio Regionale ha deliberato di ritenere meritevole, ai fini della prosecuzione dell’iter legislativo, il progetto di legge n. 155 concernente la “Istituzione del nuovo Comune di “Val Liona” mediante fusione dei Comuni di Grancona e San Germano dei Berici della Provincia di Vicenza”. La Giunta Regionale del Veneto con deliberazione n. 1949 del 06.12.2016, pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione Veneto provvedeva ad indire il referendum consultivo sul progetto di legge n. 155 concernente la “Istituzione del nuovo Comune denominato “Val Liona” mediante fusione dei Comuni di Grancona e San Germano dei Berici della Provincia di Vicenza”, il quale si è tenuto domenica 5 febbraio 2017 dalle ore 07.00 alle ore 22.00 con il seguente esito:
                                                            Grancona            San Germano dei B.             totale
elettori aventi diritto al voto                1.578                               922                            2.500
votanti                                                     687                                436                            1.123
voti validamente espressi                     685                                435                            1.120
schede nulle/bianche                          2 nulle                          1 bianca                            3
voti favorevoli                                        618                                329                              947
voti contrari                                             67                                 106                              173
La Regione Veneto, con Legge Regionale n. 5 del 17.02.2017, istituiva formalmente il Comune di Val Liona mediante fusione dei Comuni di Grancona e San Germano dei Berici e dava in tal modo avvio alla gestione della nuova entità territoriale.
Cenni storici
Grancona e San Germano dei Berici sono due enti contigui tra loro e situati all’interno della Val Liona, valle che prende il nome dal torrente Liona, un piccolo corso d’acqua che scende direttamente dai colli Berici e del quale due rami si riuniscono in uno in località “Le Acque” a Grancona e la cui forza, un tempo, alimentava le ruote e le macine dei numerosi mulini presenti nel territorio di entrambi i comuni.
La Val Liona si estende verso sud e alle pendici dei monti si trovano raggruppate le prime borgate, alcune di antichissima origine e bellezza che meritano certamente una visita (su tutti l'antico borgo di Campolongo originariamente scelto dai benedettini come locus amoenus di preghiera, di beata solitudine e di sola beatitudine).
Lo scolo Liona scorre lungo tutto il territorio, mentre la valle si allarga divenendo una distesa fertile di campi coltivati ed irrigati, anticamente bonificati dai monaci e, nei punti più a sud, dove la valle termina fondendosi nella grande distesa della pianura padana, due rilievi sembrano marcarne l’ingresso e l’uscita: il monte della Croce e il monte delle Piume.
A causa della medesima conformazione morfologica ed orografica, da sempre i due comuni hanno avuto uno sviluppo parallelo ed un identico sistema sociale ed economico.
Per quanto concerne gli aspetti climatici, grazie all’esposizione e alla situazione orografica, la Val Liona presenta caratteristiche climatiche assai più favorevoli rispetto a quelle delle zone circostanti che risentono delle caratteristiche generali del clima temperato sub continentale. Gli inverni sono più miti, mancano le brinate tardive e, nei mesi estivi, la presenza del rilievo collinare comporta una temperatura più fresca e ventilata rispetto all’area di pianura circostante. Inoltre mancano tracce di inquinamento atmosferico. Le precipitazioni, concentrate nei mesi autunnali e invernali, a scapito di quelli estivi, superano raramente gli 800 mm annui, specie nella zona di San Germano dei Berici, una delle meno piovose di tutta la provincia di Vicenza (del resto l’interpretazione erudita del nome di Sossano, comune confinate con San Germano dei Berici e che gode della medesima situazione climatica, pare derivi da Coelsanus, cielo sano, che dimostra la scarsa vena piovosa del territorio).
Grancona
Incerta l’origine del nome. Probabilmente da "cancer"-granchio, da cui derivò "Cancriona", cioè zona del granchio d'acqua dolce predone dei corsi d'acqua e della valle alluvionale del Liona.
Altre teorie richiamano l'idioma longobardo “KrankenHaus”- casa o luogo salubre; ed ancora “Granza” a significare terreno coltivato o infine “Grange” indicante i monaci benedettini e cistercensi che bonificarono la vallata.
Fece parte della Corte di Barbarano e fu possesso dei vescovi di Vicenza: come tale è citata, nell’anno 1000, in un privilegio di Ottone III e, nel 1210, in uno di Ottone IV.
Sul “castellaro”, il colle su cui un tempo era costruito un imponente castello, si innalza da più di un secolo la chiesa neoclassica di Grancona; della cinta muraria sono rimaste però soltanto le fondazioni e qualche breccia. Il castello ebbe in passato grande importanza: fu eretto nel decimo secolo per contenere una chiesetta e soprattutto per difendere la popolazione dalle invasioni degli Unni e degli Ungari.
Durante le lotte medioevali tra guelfi e ghibellini, nel 1209, vi trovarono rifugio i vicentini guelfi, che preparavano il contrattacco a Ezzelino II; questi però assediò la cinta fortificata e, dopo averla espugnata, la distrusse.
Il castello subì gravi danni nel 1227, ad opera di Alberico da Romano, durante le lotte con il vescovo di Vicenza.
Durante il medioevo, dunque, non solo fu luogo di rifugio dalle invasioni e dalle guerre civili, ma fu anche oasi di pace e di riposo in tempi di tranquillità.
I vescovi di Vicenza vi soggiornarono più volte e dal castello emanarono alcuni decreti, come ad esempio, nel 1266, tre atti di investitura, firmati con la dicitura “in castrum Granconae”.
Il castello fu poi definitivamente distrutto dai Veneziani alla fine della guerra contro la lega di Cambrai, nel 1500.
Nel 1530 fu costruita la chiesa parrocchiale, che prima sorgeva all'interno del castello, presente sul colle forse sin dal IV secolo d.C.
Per la ricostruzione furono usate le rovine del castello, di cui permane ancora oggi l'impronta in alcune parti dell'edificio.
In seguito subì numerosi restauri, fino al 1872, quando con la progettazione della nuova chiesa il colle fu appianato.
Fu teatro di episodi sanguinosi durante la guerra di liberazione (1943-45).
La chiesa attuale, di forme neoclassiche, è affiancata da un campanile in pietra, con cella campanaria sorretta da una loggia merlata.
Oltre alla chiesa parrocchiale del capoluogo di cui abbiamo già detto, gli altri edifici storici presenti sul territorio sono:
  • la chiesetta di Sant’Antonio Abate, in via Sette Martiri, è un piccolo edificio religioso, un tempo dedicato a S. Vitale, è noto fin dal 1266 e fu teatro, nel corso dell’ultima guerra mondiale, di un tragico episodio di sangue: sette giovani partigiani, attirati con l’inganno, furono crudelmente torturati ed uccisi dai fascisti. Sul posto sorge oggi un monumento che ricorda i tragici fatti e inneggia ai "sette martiri di Grancona". Particolarmente interessante è la parte dove all’interno di cerchi annodati sono raffigurati alcune figure come animali che prendono il cibo e un uomo o ancora una spirale, simbolo dell’infinito. Ad ognuno dei sette giovani assassinati (Raffaele Bertesina, Silvio Bertoldo, Attilio Mattiello, Guerrino Rossi, Ermenegildo Sartori, Mario Spoladore, Ernesto Zanellato) è stato dedicato un maestoso cipresso.
  • la chiesetta di San Gaudenzio (Sant’Apollonia) probabilmente risalente al secolo XIII, quando il culto di san Gaudenzio fu importato dalla Germania dai boscaioli, arrivati in questa zona dalle vicine Alpi. Nei territori della val Liona, un tempo ricchi di boschi, si stabilirono infatti per alcuni tempi anche i Cimbri. Anche questa chiesetta fu in tempi successivi restaurata. Nella parte superiore infatti si nota un diverso stile di costruzione, dovuto al rialzamento del tetto per far posto all'altare, risalente al '700, in marmo policromo, proveniente dalla vecchia chiesa parrocchiale di Grancona. L'interno, molto semplice, presenta una piccola navata che termina nell'abside, sormontata da arcate in pietra. Sopra l'altare trova posto un quadro che raffigura Sant'Apollonia e una preziosa croce in ottone e rame dorato e cesellato del XVI secolo.
  • Villa Aldighieri e la Giazzara di Sant’Apollonia eretta nei primi dell’800, è contornata da rustici, e presenta una vasta aia, in cui anticamente si essiccava il riso. Nella zona della chiesa di Sant'Apollonia esiste, tutt'oggi ancora ben conservata, una "giazzara", una costruzione in cui si conservava il ghiaccio dall'inverno sino all'estate avanzata.
  • La chiesetta di San Vincenzo in località Spiazzo. Al posto della chiesetta, oggi parrocchiale, eretta in località Spiazzo, un tempo era presente un semplice tabernacolo, che conteneva una pittura, denominata "La Vergine addolorata", raffigurante la deposizione dalla croce. Oggi è stata sostituita da un'altra opera, raffigurante il medesimo soggetto. L'edificio attuale risale al XVIII secolo, e comprende il campanile con loggiato a bifora, del quale venne mutato l'orientamento intorno al 1956. I primi documenti su questa chiesa risalgono al 1266, e ogni anno, questo luogo è meta della processione votiva della Madonna dei pra’ (così chiamata perché anticamente passava attraverso i prati). La processione della Madonna dei prà, ha origini antiche, la tradizione racconta di un voto fatto dal parroco di allora e dai fedeli per scongiurare un’epidemia, probabilmente di colera, che aveva decimato la popolazione. Per tradizione, la statua di Maria viene portata a spalle dai diciottenni, un tempo erano i coscritti prossimi alla visita di leva. Recentemente la processione è stata spostata al 1° di maggio in onore di Maria, dato che maggio è per tradizione il mese mariano.
  • Nella frazione di Pederiva funzionano ancora oggi, inoltre, il mulino Piombino e il mulino Dugo, uno basato sulla tecnica a spinta, l'altro su quella a peso. Il mulino Dugo risale al 1410 ed è stato restaurato l'ultima volta nel 1999. A partire dalla fine dell'Ottocento le parti in legno più soggette ad usura furono sostituite dal ferro. A partire dalla seconda metà del Novecento con l'avvento del motore elettrico cessò l'utilizzo dell'acqua per far funzionare i mulini.
San Germano dei Berici
Le notizie storiche che riguardano San Germano dei Berici non sono molte e si riferiscono esclusivamente al XII secolo. Il paese, che è intitolato a San Germano Vescovo di Capua, si trova nella Val Liona, nel cuore dei Colli Berici. Il titolo sembra indicare una precoce presenza benedettina dato che la Parrocchiale è citata fin dal 1265 ed è essa che indubbiamente impose il nome alla località. San Germano fu donato al vescovo dall’imperatore Ottone III.
Nel 1266 il vescovo Bartolomeo da Breganze ricevette da un certo Manfredino figlio di Trintinacio da Orgiano la rinuncia ai propri diritti su parecchi beni nell'area di Orgiano e Sossano: tra questi, anche un castello, il castrum ville ferri, presso l'odierna frazione di Villa del Ferro.
Anche a Campolongo sorgeva un castello dei vescovi di Vicenza. A seguito le sommosse popolari appoggiate dal clero portarono il governo municipale.
Verso la metà del Trecento, durante la dominazione scaligera, il territorio di San Germano fu sottoposto, sotto l'aspetto amministrativo, al Vicariato civile di Orgiano e tale rimase sino alla fine del XVIII secolo.
Nel 1400 si registra la penetrazione sul territorio delle grandi famiglie veneziane, come i Dolfin, i Venier e i Priuli a Campolongo di Riviera e a Villa del Ferro, dei Soranzo, dei Pisani e dei Gritti a Sossano e a Orgiano, e, tardivamente, dei Giovanelli, sempre a Sossano, che contribuito ad un intenso, ma più ordinato sfruttamento agrario della zona ed attratti probabilmente  dal prezioso e ricercato “pecosso” (prosciutto della zona) realizzato fin da tempi antichi nella zona, ricercatissimo dai nobili veneziani, che amavano servirlo su piatti della “bianca terra di Vicenza”, il cosidetto “caolino”, accompagnati per lo più da quello che era considerato il più pregiato dei vini della Riviera vicentina, la bianca Malvasia, detta la Perseghina.
Nel XVIII secolo il territorio di San Germano fu particolarmente soggetto al fenomeno del brigantaggio con numerosi assassini, tanto da divenire presidio dell'esercito austriaco per il mantenimento dell'ordine in tutta la zona della Val Liona per tutto il ‘700.
La denominazione del comune fino al 1867 era San Germano.
Nella zona paludosa della Val Liona e nella frazione di Villa del Ferro sono stati ritrovati resti di insediamenti palafitticoli oltre a materiale archeologico di epoca romana.
Sono presenti inoltre numerosi “Casotti” di pietra, una sorta di antichi ripari, simili ai “nuraghi” sardi. La Parrocchiale di S. Andrea fu per lungo tempo patronato di nobili famiglie veneziane che videro in queste terre la possibilità di investire in beni fondiari gli introiti capitali spesso accumulati con il commercio marittimo.
Gli edifici storici presenti nel territorio sono:
  • la Torre Cantarella, risalente al secolo XVI;
  • Villa Dolfin, che fu eretta nel 1601;
  • la Chiesa parrocchiale del capoluogo, ricostruita nel '700, che conserva una pala di Giovanni Battista Pittoni (1687-1767);
  • Villa Bollani-Brunello, risalente al ‘700;
  • Villa Priuli-Lazzarini risalente al ‘500 è situata a Villa del Ferro. È una solida costruzione di modi sanmicheliani. Risale al secolo XVI ed è preceduta da un pronao a colonne bugnate;
  • Villa Giacometti eretta nel XV secolo;
  • Chiesa parrocchiale a Villa del Ferro, intitolata a San Martino Vescovo, rifatta nel 1788 che conserva un "San Girolamo" attribuito a Leandro Bassano (1557-1622).
  • Oratorio di San Lorenzo (meglio noto come “La Cesola”) risalente al secolo XII è situato a Villa del Ferro, frazione di San Germano dei Berici, è rappresentato da un’antica chiesa, già parrocchiale. L’edificio sorge sopra al colle ed è formato da un’unica abside, affiancata da un campanile a base quadrata fu eretto su precedenti resti di un tempietto romano, successivamente capitello votivo paleocristiano, e comprende al suo interno una "Madonna sulla seggiola", suggestiva opera di autore ignoto. Il paesaggio circostante è bellissimo: filari d’uva e boschi da un lato e la veduta sulla Val Liona dall’altro. Qui, ogni quarta domenica di Pasqua, gli abitanti svolgono una tradizionale festa votiva.